cretinodicrescenzago ha valutato Diventare uomini: 3 stelle

Diventare uomini di Lorenzo Gasparrini
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Il classico nerd sinistronzo: leggo narrativa fantastica classica, narrativa realistica con una trama (quindi niente dick lit), saggi di scienze sociali marxisti-femministi-decoloniali-froci, testi di mitologia, filosofia pagana e magia, e roba che tiene assieme tutto ciò. Salvo dove indicato diversamente, ho composto le recensioni a ridosso della prima lettura, quindi le primissime risalgono al 2017 quando avevo ventun anni e qualcosa – abbiate pietà delle mie ingenuità.
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Copyleft edition compiled from Project Gutenberg texts, no ISBN given.
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Ambientato nella stessa Milano magica di Le due lune, Quando il diavolo ti accarezza fa un'inversione a 180° di toni e temi: se il primo libro era una storia di formazione intrisa di atmosfere pagane, in cui personaggi umani si confrontano con forze arcane sopite, ora abbiamo davanti un thriller d'azione con le sparatorie e le coltellate in cui un demone, un secondo demone, un'umana troppo curiosa e un'umana dalle dubbie doti magiche si trovano assaltati a ripetizione da orde di angeli e di umani magicamente drogati dagli angeli, così che i toni del fanastico si fanno "supereroistici" più che paranormali e il ritmo indiavolato rallenta giusto per le (poche) situazioni di pomicio, e per le scene di investigazione veloce atte a dipanare questa matassa di tentati assassini.
Sicuramente ottimo nel suo genere, meno nelle mie corde rispetto al primo romanzo, sicuramente memorabile Khaled il djinn giordano che vive …
Ambientato nella stessa Milano magica di Le due lune, Quando il diavolo ti accarezza fa un'inversione a 180° di toni e temi: se il primo libro era una storia di formazione intrisa di atmosfere pagane, in cui personaggi umani si confrontano con forze arcane sopite, ora abbiamo davanti un thriller d'azione con le sparatorie e le coltellate in cui un demone, un secondo demone, un'umana troppo curiosa e un'umana dalle dubbie doti magiche si trovano assaltati a ripetizione da orde di angeli e di umani magicamente drogati dagli angeli, così che i toni del fanastico si fanno "supereroistici" più che paranormali e il ritmo indiavolato rallenta giusto per le (poche) situazioni di pomicio, e per le scene di investigazione veloce atte a dipanare questa matassa di tentati assassini.
Sicuramente ottimo nel suo genere, meno nelle mie corde rispetto al primo romanzo, sicuramente memorabile Khaled il djinn giordano che vive nei quartieri arabofoni di via Padova, mica male la scena climatica in via Palmanova; da persona che via Padova e via Palmanova le ha abitate e amate, tanto apprezzamento.
A leggere la sinossi, inevitabilmente ci si chiede se Le due lune non sia un paranormal romance della prima generazione, composto per cavalcare l'onda di Twilight, e la risposta è snì: sicuramente è un romanzo fantastico dalle venature paranormali, ma il suo intreccio è da romanzo di formazione olistico che non si limita a una storia d'amore formulaica (anzi!), bensì usa sia la dimensione magica sia il dramma sentimentale come ingredienti di una vicenda, a tutti gli effetti, di crescita personale a tutto tondo. Perché l'eroina del nostro romanzo, Veronica "Nica" Meis, è una ragazza di provincia sbalestrata di botto nella Milano di inizio millennio, la Milano ancora grigia precedente la svolta gentrificatrice dell'Expo 2015, allo sradicamento le si aggiunge il bullismo che ti aspetti dai liceali figli di papà verso un'estranea introversa... e le cose precipitano allorché Nica si scopre affetta da una licantropia che non è né …
A leggere la sinossi, inevitabilmente ci si chiede se Le due lune non sia un paranormal romance della prima generazione, composto per cavalcare l'onda di Twilight, e la risposta è snì: sicuramente è un romanzo fantastico dalle venature paranormali, ma il suo intreccio è da romanzo di formazione olistico che non si limita a una storia d'amore formulaica (anzi!), bensì usa sia la dimensione magica sia il dramma sentimentale come ingredienti di una vicenda, a tutti gli effetti, di crescita personale a tutto tondo. Perché l'eroina del nostro romanzo, Veronica "Nica" Meis, è una ragazza di provincia sbalestrata di botto nella Milano di inizio millennio, la Milano ancora grigia precedente la svolta gentrificatrice dell'Expo 2015, allo sradicamento le si aggiunge il bullismo che ti aspetti dai liceali figli di papà verso un'estranea introversa... e le cose precipitano allorché Nica si scopre affetta da una licantropia che non è né hollywoodiana né sensuale: è un'accurata ricostruzione filologica delle teologie di possessione che caratterizzavano lo sciamanesimo italico protostorico, e le ricerche di Nica per controllare questo potere divino e terribile dentro di lei la portano a dipanare il sottobosco magico di Milano, un sottobosco che parte dalla fondazione celtica e arriva a pratiche di magia cerimoniale settecentesca... E no, il bacio di vero amore non è la soluzione al tutto, è solo un tassello di un percorso più grande in cui la lotta fra umana e bestia è anche la lotta fra ragazzina e giovane adulta.
Una piccola perla che intreccia l'empatia verso la sofferenza dell'adolescenza (qualcosa che noi adulti ci scordiamo troppo spesso) e l'amore per una Milano che, dopo tremila anni e checché se ne dica di Torino, è e resta il Medhelan, l'epicentro magico della pianura padana. Una lettura consigliatissima a chiunque si senta persona meneghina, o ha a che fare con la gioventù di oggi.
Da più parti il ciclo della Terra Piatta è indicato come il capolavoro della fase giovanile di Tanith Lee, quella in cui si dedicava soprattutto al fantasy d'avventura, e da persona che l'ha scoperta e amata grazie alla prima opera di quella fase, la trilogia della Strega Bianca, lo confermo: leggere Night's Master è né più né meno che leggere un'esecuzione moderna, in un inglese britannico straordinario, delle raccolte di novelle un po' fantastiche e un po' sconce che hanno punteggiato la letteratura mediterranea dall'età ellenistica fino al Rinascimento, passando per le Mille e una notte con un tocco di Boccaccio. Sequele di delitti, matrimoni sabotati, gare d'astuzia e patti col diavolo, l'ascesa e la rovina di grandi imperi, la caccia alla bestia feroce e la catabasi di sapore orfico: in queste pagine ci sono tutte queste situazioni da mito pagano mediterraneo e da favola di età cristiana o musulmana, …
Da più parti il ciclo della Terra Piatta è indicato come il capolavoro della fase giovanile di Tanith Lee, quella in cui si dedicava soprattutto al fantasy d'avventura, e da persona che l'ha scoperta e amata grazie alla prima opera di quella fase, la trilogia della Strega Bianca, lo confermo: leggere Night's Master è né più né meno che leggere un'esecuzione moderna, in un inglese britannico straordinario, delle raccolte di novelle un po' fantastiche e un po' sconce che hanno punteggiato la letteratura mediterranea dall'età ellenistica fino al Rinascimento, passando per le Mille e una notte con un tocco di Boccaccio. Sequele di delitti, matrimoni sabotati, gare d'astuzia e patti col diavolo, l'ascesa e la rovina di grandi imperi, la caccia alla bestia feroce e la catabasi di sapore orfico: in queste pagine ci sono tutte queste situazioni da mito pagano mediterraneo e da favola di età cristiana o musulmana, più tante altre ancora, e ogni volta che si termina una vicenda non si resiste alla tentazione di andare avanti e imbattersi in altre trovate fantasmagoriche, che si tratti di torri di cristallo veleggianti sull'oceano o di demoni fabbri che amoreggiano con ragni femmina. E se è vero che questo libro consiste di novelle interconnesse, non per questo non ha un respiro da romanzo, giacché tutte le singole trame si intrecciano assieme in una fase finale ove, più esplicitamente, il protagonista diventa Azhrarn, principe dei demoni, già motore mobile e immondo di tutti i racconti, finalmente chiamato a fare i conti con gli esiti a lunghissimo termine delle sue malefatte... e a quel punto il testo esce dalla dimensione favolistica ed entra pienamente in quella mitologica con punte sublimi.
Per chi ama la narrativa mediterranea antica e il macabro un po' perfido a metà fra Poe e Wilde, una lettura imperdibile.
Così come il terzo tomo della serie, Elric: The Sailor on the Seas of Fate, anche questo quinto libro, Elric: The Revenge of the Rose, è un volume antologico diviso in due parti: il romanzo The Revenge of the Rose è un midquel aggiunto alla serie nel 1991, i racconti "The Stealer of Souls", "Kings in Darkness", "The Caravan of Forgotten Dreams", "The Last Enchantment" e "To Rescue Tanelorn" risalgono al primo nucleo degli anni Sessanta ed erano pubblicati in passato entro l'antologia autonoma The Bane of the Black Sword – e anche in questo caso non c'è un apparato critico che spieghi la cronologia di composizione...
The Revenge of the Rose mi è parso francamente mediocre, una combinazione degli elementi più deboli sia di The Sailor of the Seas of Fate sia di The Fortress of the Pearl (l'altro midquel, composto nel 1989): la trama consiste di …
Così come il terzo tomo della serie, Elric: The Sailor on the Seas of Fate, anche questo quinto libro, Elric: The Revenge of the Rose, è un volume antologico diviso in due parti: il romanzo The Revenge of the Rose è un midquel aggiunto alla serie nel 1991, i racconti "The Stealer of Souls", "Kings in Darkness", "The Caravan of Forgotten Dreams", "The Last Enchantment" e "To Rescue Tanelorn" risalgono al primo nucleo degli anni Sessanta ed erano pubblicati in passato entro l'antologia autonoma The Bane of the Black Sword – e anche in questo caso non c'è un apparato critico che spieghi la cronologia di composizione...
The Revenge of the Rose mi è parso francamente mediocre, una combinazione degli elementi più deboli sia di The Sailor of the Seas of Fate sia di The Fortress of the Pearl (l'altro midquel, composto nel 1989): la trama consiste di una classica (anche troppo) cerca simil-tolkienesca scandita in tre macro-sezioni semiautonome per ambientazione e per eventi, per i miei gusti c'è un certo eccesso di descrizioni barocche e di monologhi interiori (devo però prendere atto che a Moorcock piacciono), i comprimari di Elric ricevono un sacco di spazio e danno all'opera un'atmosfera a tratti comica, a tratti aulica, in generale completamente fuori fase rispetto a come si era concluso il precedente romanzo The Sleeping Sorceress; sicuramente c'è chi apprezza questo stacco netto, a me ha fatto un po' storcere il naso perché enfatizza ancora di più che questo episodio è un interludio abbastanza avulso dalla trama principale.
Passando ai racconti, la qualità è dignitosa e in linea con l'altro blocco di novelle "classiche" pubblicato in Elric: The Sailor on the Seas of Fate:
Nel complesso, dunque, questi cinque testi sono ancora abbastanza avvincenti e immaginifichi come racconti di sword & sorcery tradizionale, risultano sicuramente datati se si cerca raffinatezza di woldbuilding e introspezione dei personaggi, e sono inferiori alla freschezza sempreverde che ho trovato nei romanzi Elric of Melniboné e The Sleeping Sorceress.
Siamo al quarto volume della saga integrale di Elric di Melniboné e a questo giro la presentazione editoriale Gollancz ha raggiunto un nuovo picco di indecenza: i curatori avevano finito i saggi critici paccottiglia da ammucchiare in prefazione o in appendice, quindi hanno collocato al centro del volume il romanzo The Sleeping Sorceress, che è effettivamente parte della saga di Elric, e vi hanno posto attorno una mezza dozzina di racconti eterogenei, senza indicare né in copertina né in quarta di copertina che si tratta di un volume antologico — lo scopriamo solo dal frontespizio, che recita The Sleeping Sorceress and Other Stories! Questa cialtroneria sarebbe valsa 1 misera stella su 5, ma alla prima lettura nel maggio 2020 mi sono controllato, ho letto unicamente il romanzo di Elric e ho valutato solo quello; poi nel giugno 2021, a mente fredda e dopo aver letto anche altre saghe …
Siamo al quarto volume della saga integrale di Elric di Melniboné e a questo giro la presentazione editoriale Gollancz ha raggiunto un nuovo picco di indecenza: i curatori avevano finito i saggi critici paccottiglia da ammucchiare in prefazione o in appendice, quindi hanno collocato al centro del volume il romanzo The Sleeping Sorceress, che è effettivamente parte della saga di Elric, e vi hanno posto attorno una mezza dozzina di racconti eterogenei, senza indicare né in copertina né in quarta di copertina che si tratta di un volume antologico — lo scopriamo solo dal frontespizio, che recita The Sleeping Sorceress and Other Stories! Questa cialtroneria sarebbe valsa 1 misera stella su 5, ma alla prima lettura nel maggio 2020 mi sono controllato, ho letto unicamente il romanzo di Elric e ho valutato solo quello; poi nel giugno 2021, a mente fredda e dopo aver letto anche altre saghe moorcockiane, mi sono dedicato ai racconti e ho aggiornato di conseguenza la recensione.
Iniziamo quindi con The Sleeping Sorceress, che è davvero davvero appassionante: come già The Sailor on the Seas of Fate consiste di tre novelle autonome cucite assieme da una trama di fondo molto semplice, ma è superiore all'altro romanzo per coesione della trama di fondo, per attenzione alla psicologia dei personaggi e per ritmo e prosa dei singoli racconti: tutto l'intreccio poggia sulla "triangolazione" relazionale fra Elric, Theleb K'aarna e Myshella (la maga addormentata del titolo), Myshella stessa è una coprotagonista carismatica, Elric finalmente dimostra una certa coerenza di carattere anziché farsi portare come un burattino là dove serve a Moorcock, la cosmologia del Multiverso Moorcockiano viene esposta in modo più chiaro che nei romanzi precedenti (va bene essere criptici ma tutto ha un limite) e l'armamentario di mostri e sortilegi portato in campo ha carattere; tutto l'insieme eguaglia senza fatica il primo romanzo della serie, Elric of Melniboné, che sino ad ora era stato il mio testo preferito.
Veniamo ora ai famigerati racconti non collegati alla saga di Elric, che sono stati una piacevole sorpresa: indubbiamente è stato improprio antologizzarli in quella che doveva essere (appunto) la saga di Elric in ordine cronologico e la selezione manca un po' di coesione, ma quantomeno sono testi piuttosto validi! Nello specifico:
Tirando le somme, i singoli testi di quest'antologia meriterrebero anche un 4/5 complessivo, ma la mancanza di cura editoriale abbassa a 3/5.
Eccoci arrivati al terzo volume della saga completa di Elric di Melniboné in ordine cronologico... volume che, purtroppo, è anche la conferma di quanto male abbiano lavorato Moorcock e la Gollancz nel mettere assieme un'"edizione definitiva": esattamente come il primo libro, Elric of Melniboné and Other Stories|, anche Elric: The Sailor on the Seas of Fate presenta un apparato critico farlocco che ammassa assieme contributi estemporanei ed eterogenei (la prefazione di Michael Chabon è così piena di minchiate che potrebbe benissimo figurare in un'edizione italiana media). Ciò poteva essere tollerabile nel primo volume se consideriamo che vi erano contenuti, alla fin fine, solo un racconto breve e un romanzo non direttamente collegati (stendiamo un velo pietoso sulla sceneggiatura del fumetto) e leggibili anche senza contesto, ma diventa un problema molto grave in questo terzo volume, che invece contiene sia il romanzo eponimo sia le tre corpose novelle "The Dreaming …
Eccoci arrivati al terzo volume della saga completa di Elric di Melniboné in ordine cronologico... volume che, purtroppo, è anche la conferma di quanto male abbiano lavorato Moorcock e la Gollancz nel mettere assieme un'"edizione definitiva": esattamente come il primo libro, Elric of Melniboné and Other Stories|, anche Elric: The Sailor on the Seas of Fate presenta un apparato critico farlocco che ammassa assieme contributi estemporanei ed eterogenei (la prefazione di Michael Chabon è così piena di minchiate che potrebbe benissimo figurare in un'edizione italiana media). Ciò poteva essere tollerabile nel primo volume se consideriamo che vi erano contenuti, alla fin fine, solo un racconto breve e un romanzo non direttamente collegati (stendiamo un velo pietoso sulla sceneggiatura del fumetto) e leggibili anche senza contesto, ma diventa un problema molto grave in questo terzo volume, che invece contiene sia il romanzo eponimo sia le tre corpose novelle "The Dreaming City", "While the Gods Laugh" e "The Singing Citadel" (che vecchie edizioni riunivano te a sé nella raccolta The Weird of the White Wolf) e il più recente racconto "A Portrait in Ivory", pensato per incastrarsi fra "The Dreaming City" e "While the Gods Laugh". Questi quattro racconti si collocano circa a metà della cronologia diegetica, ma storicamente rappresentano il primo blocco del ciclo "classico" di Elric composto da Moorcock negli anni Sessanta: è qui, di conseguenza, che incontriamo la versione originaria del personaggio e del suo universo, quella che ebbe un impatto duraturo sulla letteratura fantasy, prima che Moorcock ritoccasse il worldbuilding e la caratterizzazione dei personaggi con i romanzi prequel Elric of Melniboné, The Fortress of Pearl e (appunto) The Sailor on the Seas of Fate; per di più quest'ultimo romanzo non è solo un prequel ai racconti in senso proprio, ma anche un cross-over fra la saga di Elric e altre serie appartenenti al macro-ciclo del Campione Eterno! Come cliente della Gollancz mi sento truffato dalla mancanza di un apparato serio che mi spiegasse questa convoluta trafila di scrittura, costringendomi a documentarmi per conto mio su fonti esterne – edizione definitiva un paio di balle!
Questo detto, commentiamo i testi. The Sailor on the Seas of Fate è in realtà composto da tre racconti lunghi autonomi che si svolgono uno dopo l'altro a ritmo serrato, abbastanza gradevoli e avvincenti ma inficiati da passaggi filosofici francamente autoreferenziali:
Passando invece, per l'appunto, ai quattro racconti classici:
Tirando le somme, The Sailor on the Seas of Fate è il più debole dei tre romanzi prequel, globalmente inferiore all'eccellente Elric of Melniboné e meno compatto del lento ma coeso The Fortress of Pearl, mentre le quattro novelle sono sicuramente datate e perdono un po' di fascino a leggerle dopo tutti i prequel, ma se fruite singolarmente sono un tuffo nel passato davvero, davvero educativo: è incredibile quanto fosse rivoluzionario, nel 1961, scrivere dei racconti sword & sorcery chiaramente di matrice howardiana, ma usando come personaggio principale uno stregone sarcastico e drogato di magia, e davvero il giovane Moorcock seppe sfondare le limitazioni del genere. Purtroppo la presentazione scadente inficia la qualità complessiva della raccolta.