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Comunismo, psichiatria e Torino

4 stelle

Il romanzo breve di Calvino su un intellettuale comunista alla prese con una giornata di elezioni all'ospedale psichiatrico Cottolengo di Torino è principalmente un'occasione per Calvino per dare forma narrativa a sue riflessioni filosofiche e sociali, usando il personaggio,l'occasione e il tema. La parte iniziale del libro l'ho trovata molto faticosa, con un periodare pieno di incisi, di parentesi, di concetti astratti non sempre legati verosimilmente al contesto. Poi, uno dei due tra me e l'autore si è sciolto, e ho iniziato a trovare gli appunti e gli avvenimenti più palatabili. Ho trovato delle pagine splendide come le riflessioni sulle fototessere, tutta la parte con Lia (quel misto di amore e di rabbia cieca comune nei rapporti passionali), l'indimenticabile scena del contadino che passa la giornata a fissare negli occhi il figlio disabile, e poi in generale una bella miniatura dell'Italia anni '50. Ecco, forse la parte sul Cottolengo è quella più invecchiata. L'idea di un ospedale/prigione per malati psichiatrici non è rigettata da Calvino, piuttosto è usato come metafora per l'italia democristiana, e sottosotto (fuor di metafora) si approva l'istituzione, solo pensando che in un mondo socialista si farebbe ancora meglio.