Mi piacciono un po' tutti i generi, anche se prediligo la narrativa fantastica (in senso lato).
Ultimamente leggo diversa saggistica su vari argomenti.
Mi piacciono anche le tartarughe (sopratutto le testuggini terrestri) e i giochi da tavolo/giochi di ruolo.
Il libro parte bene (intendo il primo capitolo, il secondo , quello del veterinario omeopata, sembra una parodia), ma poi si torna alla solita retorica di quelli che io chiamo pseudo-animalisti – che annovero fra le minacce all'ecosistema –, ovvero che l'uomo è cattivo e gli animali sono buoni e saggi... insomma la tipica visione data dai cartoni animati per bambini, che va bene per dei bambini, ma non dovrebbe per degli adulti che dicono di preoccuparsi dell'ambiente!
Peccato, anche perché diversi argomenti trattati sarebbero anche molto interessanti e meritevoli di approfondimento.
Definirei il romanzo una “biografia impossibile”, o una pseudo-biografia romanzata con molti elementi fantastici. Si tratta di un libro che si legge in un attimo, e nel complesso mi è piaciuto.
Non consiglio di leggerlo, è tutto troppo esagerato – sia la storia, sia il protagonista – tanto da risultare stucchevole. Inoltre è il primo libro di una trilogia, ma non ho idea se in futuro verranno mai pubblicati gli altri libri.
Un libro “statunitense”, con tutta l'accezione negativa che questa parola può portare.
1 stella
Un libro “statunitense”, con tutta l'accezione negativa che questa parola può portare.
Nonostante vorrebbe passare per fantascienza, il romanzo si colloca agli antipodi della narrativa d'immaginazione: si parla di una specie di ulteriore tappa per la vita sulla Terra, ma l'autore non riesce a immaginare niente altro che non siano gli Stati Uniti (attuali). E il problema non sarebbe nemmeno questo... purtroppo vengono mescolate tutte le parti più noiose e insulse della cultura statunitense, rendendole, se possibile, ancora più noiose e insulse – alle volte pare davvero di leggere uno stradario. Va bene che siamo una specie di colonia USA, ma a tutto c'è un limite!
Non lo dico a cuor leggero, ma penso veramente che risulterebbe troppo autoreferenziale anche per il classico “americano medio” – nel caso sapesse leggere.
Mi stupisco veramente di Zona42, che ritengo sia une delle migliori case editrici per quanto riguarda la fantascienza, ma in …
Un libro “statunitense”, con tutta l'accezione negativa che questa parola può portare.
Nonostante vorrebbe passare per fantascienza, il romanzo si colloca agli antipodi della narrativa d'immaginazione: si parla di una specie di ulteriore tappa per la vita sulla Terra, ma l'autore non riesce a immaginare niente altro che non siano gli Stati Uniti (attuali). E il problema non sarebbe nemmeno questo... purtroppo vengono mescolate tutte le parti più noiose e insulse della cultura statunitense, rendendole, se possibile, ancora più noiose e insulse – alle volte pare davvero di leggere uno stradario. Va bene che siamo una specie di colonia USA, ma a tutto c'è un limite!
Non lo dico a cuor leggero, ma penso veramente che risulterebbe troppo autoreferenziale anche per il classico “americano medio” – nel caso sapesse leggere.
Mi stupisco veramente di Zona42, che ritengo sia une delle migliori case editrici per quanto riguarda la fantascienza, ma in questo caso hanno toppato alla grande!