Baylee citazione da Storia del mio breve corpo di Billy-Ray Belcourt
Sfogliando le pagine del libro, intravedo un altrove sgombro di tristezza verso cui posso correre. Inizio a diffidare della vita quotidiana, perfetto conduttore della sofferenza; sono pronto a immergermi per settimane, se non mesi, nella letteratura dei radicali per cui il presente è un errore, uno stratagemma, qualcosa cui voltare le spalle. Se tutto ciò che ci serve è una scusa sovradeterminata per patire la modalità dell’esistenza, allora forse la mia è l’arte. Se Billy-Ray Belcourt fosse un concetto che grida e balla e filosofeggia, mi ritroverei sparpagliato a pezzettini in giro per la nazione. Ovunque sarebbe il mio cimitero. Avrei vissuto e sarei morto più che la somma delle mie parti corporee. A contare davvero non sarebbe per quanti giorni ho tirato avanti sul campo di battaglia del tempo lineare, bensì ciò cui ho aspirato con ogni fibra del mio essere, ovvero a qualcosa di più che al dono della mortalità, a una rugginosa categoria di individuo cui spunta il significato dalle orecchie: io aspiravo a qualcosa che si realizza appieno, seppur fugacemente, solo nelle mani, nelle bocche, nel petto di quelli che ho incontrato sulla pagina sotto forma di segno fantasma.
— Storia del mio breve corpo di Billy-Ray Belcourt (76%)
