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Virginia Woolf: Orlando (Paperback, Italiano language, 2017, Feltrinelli) 3 stelle

Orlando è stato scritto nel 1928 e dedicato alla poetessa (e grande giardiniera) Vita Sackville-West, …

La Natura, che si è presa gioco di noi in modo così stravagante, mescolando in parti diseguali argilla e diamanti, arcobaleno e granito, per poi versarli in una forma spesso tra le più incongrue, dando al poeta la faccia di un beccaio e al beccaio quella di un poeta; la Natura, che si compiace di imbrogli e misteri al punto che neppure oggi (primo novembre 1927) sapremmo dire perché saliamo una scala o perché ne discendiamo – i nostri movimenti più quotidiani sono come la traversata di una nave su di un mare ignoto, e quando il marinaio dall’albero maestro, puntando il cannocchiale all’orizzonte, domanda: «Terra? Sì o no?», noi, se siamo profeti, rispondiamo «Sì», ma se siamo sinceri dovremmo dire «No » – la Natura, (che è responsabile di tante cose, oltre che della prolissità forse un po’ ingombrante di questa frase) ha complicato ulteriormente il suo compito e aumentato la nostra confusione, fornendoci non soltanto una perfetta accozzaglia di avanzi disparati dentro di noi, – un brandello di pantaloni da poliziotto accanto al velo nuziale della regina Alessandra – ma ha fatto in modo che l’intero assortimento fosse cucito insieme soltanto da una leggera imbastitura. La cucitrice è la Memoria, ed è una cucitrice capricciosa. La Memoria fa correre l’ago dentro e fuori, su e giù, di qua e di là. Ignoriamo quello che verrà, o quello che seguirà. Il gesto più comune del mondo, come sedersi al tavolo e avvicinare a sé il calamaio, può agitare mille frammenti bizzarri e sconnessi, ora brillanti, ora cupi, che si librano e ballonzolano, precipitano e svolazzano come il bucato di una famiglia di quattordici persone steso in una bufera di vento. Invece di riuscire un’opera semplice, schietta e sincera, di cui nessuno debba vergognarsi, ecco che le nostre azioni più comuni s’involano in un frullo e tremolio di ali palpitanti, e in un accendersi e svanire di luci.

Orlando di