Review of 'Coincidences, Chaos, and All That Math Jazz: Making Light of Weighty Ideas' on 'Goodreads'
4 stelle
Scopo dichiarato degli autori di questo libro è presentare la matematica senza usare formule, al limite con un linguaggio che dovrebbe essere umoristico almeno per chi apprezza lo stile; non giochi di parole alla Ian Stewart, ma battute storpiando le frasi fatte, un po' come nel titolo stesso del libro. Il contenuto è abbastanza classico per questo tipo di divulgazione, spaziando dalla sezione aurea alla matematica del caos per arrivare alla quarta dimensione e ai numeri transfiniti (con l'albergo di Hilbert dove sono andati gli infiniti giocatori della squadra dei Cardinals :-); molto apprezzabile il fatto che gli autori siano spesso riusciti a trovare un approccio diverso dal solito per la presentazione. Insomma, materiale usuale ma presentazione insolita.
In 2007, neurologist Oliver Sacks released his book Musicophilia: Tales of Music and the Brain …
Review of 'Musicofilia' on 'Goodreads'
4 stelle
(se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su <a href="http://www.galileonet.it/recensioni/10975/">Galileo</a>!) Il sottotitolo dell'edizione originale di questo libro è "storie di musica e del cervello", e spiega molto bene il suo contenuto. Sacks racconta infatti di tutte le patologie cognitiva che toccano la sfera musicale da un lato, e dell'uso della musica come terapia dall'altro. Le neuroscienze hanno sicuramente fatto dei passi da gigante negli ultimi decenni, ed è ora possibile avere una certa idea di quali parti del cervello siano dedicate alla ricezione e comprensione della musica; ma brancoliamo ancora nel buio, e spesso non si può fare altro che delle supposizioni su cosa stia accadendo in una persona, cercando di estrapolare delle teorie dai comportamenti osservati. Le descrizioni sono sicuramente molto vivide, e in questo libro c'è anche un tocco di personale che nelle altre opere "tecniche" (Zio Tungsteno a parte, quindi) non si …
(se vuoi una mia recensione più seria di questo libro, va' su <a href="http://www.galileonet.it/recensioni/10975/">Galileo</a>!) Il sottotitolo dell'edizione originale di questo libro è "storie di musica e del cervello", e spiega molto bene il suo contenuto. Sacks racconta infatti di tutte le patologie cognitiva che toccano la sfera musicale da un lato, e dell'uso della musica come terapia dall'altro. Le neuroscienze hanno sicuramente fatto dei passi da gigante negli ultimi decenni, ed è ora possibile avere una certa idea di quali parti del cervello siano dedicate alla ricezione e comprensione della musica; ma brancoliamo ancora nel buio, e spesso non si può fare altro che delle supposizioni su cosa stia accadendo in una persona, cercando di estrapolare delle teorie dai comportamenti osservati. Le descrizioni sono sicuramente molto vivide, e in questo libro c'è anche un tocco di personale che nelle altre opere "tecniche" (Zio Tungsteno a parte, quindi) non si trovava affatto. Però la mia sensazione è stata quella di una rimescolata di molto vecchio materiale, ricollocato da un diverso punto di vista e con qualche aggiunta. Insomma, non molto utile se non si è specificatamente interessati alla musicoterapia e si è già letto gli altri libri. La traduzione, a parte un paio di pecche, regge bene.
La "Premiata ditta F&L" è nota per i suoi gialli di ambientazione torinese come La donna della domenica; ma i piemontesi li conoscono anche per la loro rubrica sulla Stampa e gli appassionati di fantascienza hanno dei sentimenti misti verso coloro che hanno sì contribuito a diffondere il verbo in Italia, ma in maniera un po' peculiare, tanto che erano denominati "le forbici d'oro della sf italiana". Anche se hanno sempre affermato di non voler essere altro che pennivendoli, in realtà la loro cura nella scrittura era davvero maniacale. In questa raccolta di articoli e racconti curata da Domenico Scarpa, dal sottotitolo Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, si possono trovare così "teoria e pratica" di come scrivere in vari generi letterari, scelti nei quarant'anni di carriera del duo. Come ogni raccolta, questa ha il difetto che contiene molta roba che probabilmente è già stata letta altrove, …
La "Premiata ditta F&L" è nota per i suoi gialli di ambientazione torinese come La donna della domenica; ma i piemontesi li conoscono anche per la loro rubrica sulla Stampa e gli appassionati di fantascienza hanno dei sentimenti misti verso coloro che hanno sì contribuito a diffondere il verbo in Italia, ma in maniera un po' peculiare, tanto che erano denominati "le forbici d'oro della sf italiana". Anche se hanno sempre affermato di non voler essere altro che pennivendoli, in realtà la loro cura nella scrittura era davvero maniacale. In questa raccolta di articoli e racconti curata da Domenico Scarpa, dal sottotitolo Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, si possono trovare così "teoria e pratica" di come scrivere in vari generi letterari, scelti nei quarant'anni di carriera del duo. Come ogni raccolta, questa ha il difetto che contiene molta roba che probabilmente è già stata letta altrove, se come me siete dei fan della coppia; se però i nomi sono per voi sconosciuti allora il libro merita, perché nello zibaldone potete trovare sicuramente degli ottimi esempi di prosa leggera ma sempre attenta. Menzione speciale per le lezioni del Prof. Marziano (Lucentini) che quarantacinque anni fa spiegava come si traduce un testo dall'inglese. Credo che dovrebbero essere riprese da chiunque abbia velleità di questo tipo, e voglia diventare un Cavaliere errante della letteratura (vedi www.biblit.it/DOCUMENTI/Lettera_cavalieri_erranti.pdf.pdf )...
Review of 'Prima lezione di grammatica' on 'Goodreads'
5 stelle
Serianni è uno di quegli autori verso cui ho dei pregiudizi (in senso etimologico). Tengo la sua Garzantina sulla grammatica italiana come oracolo per tutte le volte in cui ho dubbi su come si scrive qualcosa in italiano corretto. E nemmeno con questo agile libretto sono stato deluso: anzi! Non spaventatevi dal titolo: di lezioni, qua, non ce ne sono affatto. Piuttosto, Serianni non solo mostra al lettore come la grammatica italiana non sia scolpita nel granito, ma lo accompagna a vedere come e spesso <em>perché</em> le forme si evolvono, facendo confronti con l'italiano dei secoli passati e spesso con altre lingue. Gli esempi, corretti e no, arrivano dalle fonti più disparate: scrittori antichi e contemporanei, temi degli studenti (in genere errati...), articoli di giornale (in genere corretti). Ho scoperto cose per me assolutamente nuove - e anche qualche errore che commettevo - sulla lingua italiana; ad esempio che "provincie" …
Serianni è uno di quegli autori verso cui ho dei pregiudizi (in senso etimologico). Tengo la sua Garzantina sulla grammatica italiana come oracolo per tutte le volte in cui ho dubbi su come si scrive qualcosa in italiano corretto. E nemmeno con questo agile libretto sono stato deluso: anzi! Non spaventatevi dal titolo: di lezioni, qua, non ce ne sono affatto. Piuttosto, Serianni non solo mostra al lettore come la grammatica italiana non sia scolpita nel granito, ma lo accompagna a vedere come e spesso <em>perché</em> le forme si evolvono, facendo confronti con l'italiano dei secoli passati e spesso con altre lingue. Gli esempi, corretti e no, arrivano dalle fonti più disparate: scrittori antichi e contemporanei, temi degli studenti (in genere errati...), articoli di giornale (in genere corretti). Ho scoperto cose per me assolutamente nuove - e anche qualche errore che commettevo - sulla lingua italiana; ad esempio che "provincie" con la i deriva direttamente dalla versione latina, e la regola che ci hanno insegnato a scuola è solo un'utile semplificazione. Il tutto è scritto con un lessico assolutamente irreprensibile e tecnico, eppure comprensibile e anche divertente, forse anche perché Serianni più che normare e bacchettare vuole appunto bene alla nostra lingua; bene addirittura al punto di restare ottimista sul suo uso. Leggetelo, non vi pentirete.
Della strage di Ustica ufficialmente non sappiamo nulla, ma in pratica è noto a tutti che nella notte in cui l'aereo cadde in mare ci sono state molte, troppe coincidenze per non immaginare cosa possa essere successo davvero: e soprattutto se ne continua a parlare. Dei centoquaranta morti della Moby Prince, invece, non se ne ricorda nessuno. Gli atti processuali dicono che quella notte dell'aprile 1991 c'era nebbia, gli ufficiali di bordo scelsero per uscire dal porto una rotta pericolosa e intanto se ne stavano a guardare la partita in tv, e fatalità volle che il traghetto non si accorse dell'enorme petroliera davanti a sé e la speronò. Peccato che ci siano plurime testimonianze che giurano che di nebbia non ce n'era affatto, e che il traghetto abbia squarciato la petroliera dal lato rivolto al mare aperto. Enrico Fedrighini, con un lavoro meritorio che purtroppo rimane anch'esso quasi sconosciuto, ha …
Della strage di Ustica ufficialmente non sappiamo nulla, ma in pratica è noto a tutti che nella notte in cui l'aereo cadde in mare ci sono state molte, troppe coincidenze per non immaginare cosa possa essere successo davvero: e soprattutto se ne continua a parlare. Dei centoquaranta morti della Moby Prince, invece, non se ne ricorda nessuno. Gli atti processuali dicono che quella notte dell'aprile 1991 c'era nebbia, gli ufficiali di bordo scelsero per uscire dal porto una rotta pericolosa e intanto se ne stavano a guardare la partita in tv, e fatalità volle che il traghetto non si accorse dell'enorme petroliera davanti a sé e la speronò. Peccato che ci siano plurime testimonianze che giurano che di nebbia non ce n'era affatto, e che il traghetto abbia squarciato la petroliera dal lato rivolto al mare aperto. Enrico Fedrighini, con un lavoro meritorio che purtroppo rimane anch'esso quasi sconosciuto, ha raccolto in questo libro tutti gli atti documentali di cui non si è affatto tenuto conto nel processo, e che fanno intuire che quella notte si stava svolgendo un traffico d'armi verso la Somalia (il nome di Ilaria Alpi non vi ricorda nulla?) con la fattiva collaborazione degli americani di Camp Darby, e che è stato scientemente scelto di non intervenire a salvare le persone del traghetto, possibili testimoni. Un mistero all'italiana riuscito fin troppo bene, purtroppo. L'unica pecca del libro è che il suo stile, soprattutto nelle prime cento pagine, è un po' troppo sensazionalista: garantisco che non ce n'era bisogno. Un'ultima considerazione. Qual è l'editore che ha avuto il coraggio di pubblicare il libro (di un sindacalista di base ancorché al Politecnico, impegnato politicamente coi Verdi)? Non ci credereste mai: le Edizioni Paoline (quelle di Famiglia Cristiana, insomma). Non c'è più religione.
Review of 'Storia della canzone italiana' on 'Goodreads'
2 stelle
La mia edizione di questo libro ha un bollino del prezzo di 16000 lire, che copre il "15000" originale. Questo significa che sono passati sei anni da quando l'ho comprato a quando l'ho finalmente preso in mano - come avrete forse capito, io i libri prima li compro perché mi ispirano, poi con calma mi metto a leggerli - e che in questi anni il suo prezzo non è poi cambiato molto. Il libro ha una parte storica iniziale che cerca di dare una visione generale sulla canzone italiana dell'800 e della prima metà del secolo scorso, dove si vede l'impostazione "colta" del Borgna, e che è la parte senza dubbio più interessante del libro. Quando però si giunge al secondo dopoguerra e soprattutto agli anni dal 1960 al 1990, dove il libro termina, la musica cambia. Da un lato l'autore tira via molto più velocemente, non saprei dire se …
La mia edizione di questo libro ha un bollino del prezzo di 16000 lire, che copre il "15000" originale. Questo significa che sono passati sei anni da quando l'ho comprato a quando l'ho finalmente preso in mano - come avrete forse capito, io i libri prima li compro perché mi ispirano, poi con calma mi metto a leggerli - e che in questi anni il suo prezzo non è poi cambiato molto. Il libro ha una parte storica iniziale che cerca di dare una visione generale sulla canzone italiana dell'800 e della prima metà del secolo scorso, dove si vede l'impostazione "colta" del Borgna, e che è la parte senza dubbio più interessante del libro. Quando però si giunge al secondo dopoguerra e soprattutto agli anni dal 1960 al 1990, dove il libro termina, la musica cambia. Da un lato l'autore tira via molto più velocemente, non saprei dire se per ragioni di spazio o altro; dall'altro cerca di mettere una patina intellettuale ai propri giudizi generalmente tranchant, in positivo o in negativo. Il problema non è tanto il personalismo della sua critica, quanto appunto il modo con cui si pone; ma forse uno se lo sarebbe dovuto aspettare.
Gabriele Lolli è una persona sicuramente coltissima, ma anche un ottimo oratore. Purtroppo in questo libro non ha raggiunto entrambi gli scopi. Peccato, perché l'argomento è indubbiamente interessante; e i primi due capitoli, sul rapporto tra dimostrazioni e logica e sui vari tipi di dimostrazioni in matematica, sono molto belli. Ma gli altri due capitoli, rispettivamente su strategie e stili di dimostrazione, non solo entrano troppo sul tecnico, ma quel che è peggio lo fanno senza nemmeno uno straccio di spiegazione della simbologia utilizzata, sia pure relegata in un'appendice per non macchiare la purezza del ragionamento. Ecco il guaio di Lolli: scrivere presupponendo che i lettori abbiano conoscenze almeno universitarie di base sulla materia. Un po' troppo.
Review of 'I paradossi dalla A alla Z' on 'Goodreads'
2 stelle
I paradossi sono antichi come la filosofia greca: basta pensare a Zenone che amabilmente descrive la gara tra Achille e la tartaruga. Qualcuno magari ha anche sentito parlare di Bertrand Russell e del suo barbiere. Quello che in genere non si sa è che il ventesimo secolo ha inventato una sfilza di frasi che a prima - e seconda... - vista sembrano logicamente impossibili. In questo libro vengono presentati tutti i paradossi, dai più antichi a quelli contemporanei: a ognuno di essi viene dedicato un paio di pagine, con l'esposizione del paradosso stesso e un suo esame, e una possibile spiegazione per sciogliere i dubbi sul suo significato pratico e su come funziona. Fin qua tutto bene. Purtroppo mi pare che il libro, non saprei dire se già in originale o per la traduzione, promette tanto ma mantiene poco. L'esposizione dei paradossi è fatta bene, ma nella loro spiegazione ci …
I paradossi sono antichi come la filosofia greca: basta pensare a Zenone che amabilmente descrive la gara tra Achille e la tartaruga. Qualcuno magari ha anche sentito parlare di Bertrand Russell e del suo barbiere. Quello che in genere non si sa è che il ventesimo secolo ha inventato una sfilza di frasi che a prima - e seconda... - vista sembrano logicamente impossibili. In questo libro vengono presentati tutti i paradossi, dai più antichi a quelli contemporanei: a ognuno di essi viene dedicato un paio di pagine, con l'esposizione del paradosso stesso e un suo esame, e una possibile spiegazione per sciogliere i dubbi sul suo significato pratico e su come funziona. Fin qua tutto bene. Purtroppo mi pare che il libro, non saprei dire se già in originale o per la traduzione, promette tanto ma mantiene poco. L'esposizione dei paradossi è fatta bene, ma nella loro spiegazione ci si avvita in discussioni che mi sembrano sviare il lettore dalla comprensione, e lo rendono ancora più dubbioso. Forse il guaio maggiore del libro è che non è né carne né pesce, oscillando tra la filosofia e il cognitivismo. Insomma, interessante più come raccolta che per imparare qualcosa di nuovo.
Non penso che questo libro sia ancora in commercio. Da un certo punto di vista è un peccato: in fin dei conti non è un brutto lavoro. Devo dire che le prime 40 pagine mi hanno dato un senso di rabbia e di incomprensibilità: andando avanti ho capito che era esattamente quanto Lem voleva, per farci entrare meglio nei pensieri del protagonista; la traduzione è indubbiamente magistrale. Costui è un pilota di astronave, rientrato sulla Terra dopo quello che per lui è stato un viaggio di dieci anni ma per il mondo è durato cent'anni, e che scopre che ci sono stati progressi incredibili, ma che in compenso la gente ha perso la capacità di provare emozioni. La storia si continua a dipanare fino alla fine... che, come anche in Solaris, è un anticlimax. Ti lascia con l'amaro in bocca.
Nel caso vogliate imparare a usare XML, non comprate questo libro, e scegliete qualcos'altro. In compenso, quando comincerete a masticarlo, allora sarà il momento di prenderlo, perché vi darà una visione completamente diversa e più ampia delle logiche dietro al linguaggio. La mia è la prima edizione, e quindi manca la parte sugli schemas, ma già così è assolutamente indispensabile.
L'autore non ha problemi ad ammettere di essere cresciuto in mezzo ai treni. Io posso solo dire che - come tantissimi bambini - venivo portato da piccolo a vedere passare i treni e che l'amore per i binari mi è rimasto. Questo libro racconta la storia delle ferrovie in Italia, dai primi tratti preunitari allo sviluppo tra il 1870 e il 1940, con le successive scelte penalizzanti per sostenere la crescita delle strade. Il dopoguerra, e soprattutto gli ultimi quindici anni, sono forse un po' troppo tirati: peccato, perché attraverso la storia delle ferrovie Maggi fa vedere uno spaccato della vita italiana negli ultimi centocinquanta anni. Mi sarebbe anche piaciuto che il libro contenesse più cartine, per vedere lo sviluppo - e l'inviluppo - della rete e quindi cosa ha comportato la scelta di eliminare i rami secchi; ma nel complesso la lettura è più che godibile.
Review of 'Il dizionario dei telefilm' on 'Goodreads'
5 stelle
Tecnicamente dovrebbe stare nella categoria "reference", ma me lo sono letto da cima a fondo ;-) Sarà che faccio parte della generazione cresciuta a telefilm, sarà che sono enciclopedico dentro, però il libro è stato per me una miniera di informazioni, scritto in modo piacevole il che non guasta mai.
The Moscow Puzzles è il nome americano del libro che in italiano è noto come "Giochi matematici russi" e nell'originale russo era "Математическая смекалка", più o meno "esperto di matematica" secondo Google Translate. Boris Kordemsky, secondo la prefazione di Martin Gardner, era un insegnante delle scuole superiori sovietiche e un amante della matematica ricreativa; questa sua raccolta del 1955 deve sicuramente molto alle opere in lingua inglese di Henry Dudeney e Sam Loyd - ma del resto i giochi matematici hanno una loro vita propria, mica puoi rinchiuderli in un recinto! - ma la parte sicuramente più interessante è l'ambientazione. I problemi sono molto sovietici, con incipit come "Komsomol youths have built a small hydro-electric powerhouse" (che poi devono semplicemente decorare con bandierine... quindi sarebbe potuta essere qualunque cosa). Insomma, il libro è importante anche da un punto di vista storico, non solo matematico.