cretinodicrescenzago ha recensito The Jungle Book di Rudyard Kipling (Jungle Books, #1)
Composito, coeso, profondo... e imperialista
4 stelle
Dopo Peter and Wendy ho proseguito la mia lettura di classici per l'infanzia ottocenteschi con il primo Jungle Book e pure questa volta mi ha spiazzato che la vulgata, frutto di adattamenti di adattamenti, non rispecchi minimamente l'opera originale. Innanzitutto, il testo di Kipling non è un romanzo di formazione unitario dedicato al famoso Mowgli, il bimbo della giungla antesignano di Tarzan, bensì una raccolta di racconti di animali parlanti di cui metà sono effettivamente avventure di Mowgli, metà sono vicende autoconclusive sempre di ambientazione indiana, e l'ultima (ma, significativamente, centrale nella disposizione) si svolge in aperto Oceano Pacifico. In secondo luogo, nel ciclo di Mowgli i tipi umani ipostatizzati dagli animali parlanti sono totalmente sfasati rispetto a come ce li vende da decenni l'adattamento disneyano: la tigre Shere Khan non è un avversario meramente prepotente, bensì fedifrago ingannatore e vigliacco, ed è con astuzia e violenza spietata che Mowgli deve sconfiggerla; il branco di lupi che accoglie il cucciolo d'uomo alla nascita, e il villaggio umano che lo rivuole da grandicello, non sono meri punti di partenza o arrivo, ma scenari articolati dove Mowgli sperimenta la propria eterna alterità e assapora sia i limiti del vivere umano sia la faciloneria del vivere lupesco; Baloo l'orso, Baghera la pantera e Ka il serpente sono tutti mentori di notevole spessore, nessuno di loro caricaturale, ma anzi tutti dotati di una certa aria di autorevolezza; solo il branco delle scimmie risulta relativamente familiare, risultando comunque ben più perfido e malevolo nel testo kiplingiano. Venendo invece ai racconti autoconclusivi, "Toomai of the Elephants" è leggibile ma secondo me non eccezionale, una semplice cronaca di un episodio che, per l'India britannica, ammonterebbe a una leggenda metropolitana; "Rikki-Tikki-Tavi" è probabilmente il mio preferito e rappresenta una piccola storia di formazione avventurosa in cui l'eponima mangusta sviluppa il proprio pieno potenziale come cacciatore di serpi (sì, non nego che Dama Cobra è dipinta così perfida che parteggiare contro di lei è stato appagante); "Her Majesty's Servants" riprende ed espande il tema di giustificazione dell'imperialismo britannico già soggiacente al racconto precedente, lo eleva a obiettivo pedagogico esplicito della vicenda, e a livello retorico ha una potenza formidabile, così che ci si rende potentemente conto del perché questa letteratura riuscisse ad alimentare senza fallo il gingoismo di età vittoriana ed edoardiana. Resto un po' perplesso dall'inclusione di "The White Seal", sia per la sua ambientazione nelle isole pacifiche presso le coste dell'Alaska, sia perché il suo tono un po' mosaico-messianico non sembra incastrarsi granché, tematicamente, con gli altri racconti... ma immagino che Kipling avesse i propri motivi.
Ah, e non dimentichiamo le filastrocche in appendice a ciascuna novella, tutte orecchiabilissime, tutte degne di impararle a memoria!
Per parte mia, esperienza interessantissima.
