g_ailu ha recensito Lessico Famigliare di Natalia Ginzburg
Review of 'Lessico Famigliare' on 'Goodreads'
3 stelle
Di come il fascismo si insinuò nella società dei salotti agiati e privilegiati della borghesia italiana, “nella vita facile, ordinata, borghese, fatta di orari regolari, di cure ricostituenti, di studi sistematici e controllati in famiglia”. La dittatura e la guerra si riversò nelle dinamiche familiari, plasmandone la forma e dilatandone distanze e confini, tra esodi, esuli, reclusi od altrimenti esclusi.
Una panoramica dall’interno della società italiana degli anni ’30 che visse la dittatura, la guerra e si trovò poi a dover rielaborarne il trauma mentre ricostruiva dalle macerie di sè.
Stralci di aneddoti di parenti perduti, nomignoli (quello di Vandea, attribuito alla nonna di animo reazionario, il mio preferito), ritornelli, frasi ed interiezioni dialettali (penso a “il baco del calo del malo” o “Sgarabazzi! Sbrodeghezzi!”), ricorrenti e ripetute come fossero filastrocche, sono i lemmi che compongono il lessico famigliare dei Levi, una sorta di corpus mitologico sedimentato e trasmesso nel …
Di come il fascismo si insinuò nella società dei salotti agiati e privilegiati della borghesia italiana, “nella vita facile, ordinata, borghese, fatta di orari regolari, di cure ricostituenti, di studi sistematici e controllati in famiglia”. La dittatura e la guerra si riversò nelle dinamiche familiari, plasmandone la forma e dilatandone distanze e confini, tra esodi, esuli, reclusi od altrimenti esclusi.
Una panoramica dall’interno della società italiana degli anni ’30 che visse la dittatura, la guerra e si trovò poi a dover rielaborarne il trauma mentre ricostruiva dalle macerie di sè.
Stralci di aneddoti di parenti perduti, nomignoli (quello di Vandea, attribuito alla nonna di animo reazionario, il mio preferito), ritornelli, frasi ed interiezioni dialettali (penso a “il baco del calo del malo” o “Sgarabazzi! Sbrodeghezzi!”), ricorrenti e ripetute come fossero filastrocche, sono i lemmi che compongono il lessico famigliare dei Levi, una sorta di corpus mitologico sedimentato e trasmesso nel succedersi delle generazioni, che si fa patrimonio fondativo di una stirpe che si reintegra e rinnova di elementi nuovi contestuali.
Ho trovato molto toccante il ricordo intimo degli amici perduti, ed in particolare quello di Pavese. Piccoli dettagli che restituiscono un ritratto in movimento del suo animo: il modo di toccarsi i capelli, il sorriso sarcastico, il fastidio per le sorprese ed il bisogno di controllo, i tormenti d’amore, la malinconia (sotto questo aspetto ancora più approfondito lo spazio specificamente dedicato ne “Le piccole virtù”).
La grande assente dell’opera è la stessa Natalia, volutamente autoesclusasi dal racconto per lasciare spazio al contesto che le si muoveva intorno. Lo racconta da testimone diretto, ma schiva, senza mai esporsi. Per questo motivo non sono rimasta del tutto entusiasta dell’opera, mi sembra manchi un tassello fondamentale che dia sostegno a tutta la struttura.