Andrea Rosada ha iniziato a leggere Le città del diluvio di Giuseppe Pederiali (Playbook)

Libri a casaccio a partire da gennaio 2023
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38% completato! Andrea Rosada ha letto 14 di 36 libri.

Da dove iniziare? Partiamo dal fatto che con me i loro libri cascano sempre piuttosto bene, toccano corde che risuonano e che vibrano all'unisono. Ma oltre a ciò, tentando di non spoilerare, il libro colpisce perchè i temi sono tanti (quasi troppi?) e si rincorrono all'interno del testo, in un tentativo credo riuscito di tenere tutto insieme nel contesto di una narrazione tutto sommato coerente. Ho sentito gli echi di Ursula le Guin e Giuseppe Pederiali leggendolo (con un sacco di altre influenze dichiarate e meno dichiarate: Malm, Eco e chissà chi altri) e in generale percepito una certa urgenza dell'autore di buttare tutto sul tavolo, senza risparmiare nulla. Non so se sia stata una necessità personale o politica o tutte e due le cose insieme fatto sta che la sensazione è quella di essere davanti a una opera definitiva, dove ogni cosa che doveva essere detta è stata detta. …
Da dove iniziare? Partiamo dal fatto che con me i loro libri cascano sempre piuttosto bene, toccano corde che risuonano e che vibrano all'unisono. Ma oltre a ciò, tentando di non spoilerare, il libro colpisce perchè i temi sono tanti (quasi troppi?) e si rincorrono all'interno del testo, in un tentativo credo riuscito di tenere tutto insieme nel contesto di una narrazione tutto sommato coerente. Ho sentito gli echi di Ursula le Guin e Giuseppe Pederiali leggendolo (con un sacco di altre influenze dichiarate e meno dichiarate: Malm, Eco e chissà chi altri) e in generale percepito una certa urgenza dell'autore di buttare tutto sul tavolo, senza risparmiare nulla. Non so se sia stata una necessità personale o politica o tutte e due le cose insieme fatto sta che la sensazione è quella di essere davanti a una opera definitiva, dove ogni cosa che doveva essere detta è stata detta. Bhè, speriamo di no a sto punto. Piccola nota personale: avevo l'aspettativa di trovarmi davanti a una opera monumentale, ma non nel senso in cui poi si è presentata. Cercavo una monumentalità dimensionale, fosse temporale o spaziale poco importa. Mi aspettavo che la magnitudo dei fenomeni climatici e la loro trasposizione geografica fossero il fulcro del racconto. Ho trovato invece la magnitudo della dimensione personale, umana, e delle moltitudini che la compongono. Poco male.

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