Baylee ha recensito Somnium di Gloria Credali
Somnium
2 stelle
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
L’aspetto che ho apprezzato di più di Somnium è che sa dove andare: mi sono capitati per le mani un sacco di libri di esordienti, soprattutto di genere fantasy, dove l’unico scopo era quello di imitare le storie di autorə più conosciutə. Silva e Credali, invece, hanno i loro temi e la loro storia e si inseriscono molto bene nel panorama del fantasy urbano.
Quello che ho apprezzato meno, invece, è stata la mancata osservanza del principio del Mostra, non raccontare: tutto ciò che i personaggi fanno e pensano viene troppo descritto e poco mostrato tramite le azioni. Questo porta inevitabilmente ad annoiare chi legge, che si sente poco coinvoltə nelle vicende dei vari personaggi. E non venitemi a dire che non sapete farlo, birbaccione, perché ci sono delle parti nelle quali avete mostrato e non raccontato …
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog, La siepe di more
L’aspetto che ho apprezzato di più di Somnium è che sa dove andare: mi sono capitati per le mani un sacco di libri di esordienti, soprattutto di genere fantasy, dove l’unico scopo era quello di imitare le storie di autorə più conosciutə. Silva e Credali, invece, hanno i loro temi e la loro storia e si inseriscono molto bene nel panorama del fantasy urbano.
Quello che ho apprezzato meno, invece, è stata la mancata osservanza del principio del Mostra, non raccontare: tutto ciò che i personaggi fanno e pensano viene troppo descritto e poco mostrato tramite le azioni. Questo porta inevitabilmente ad annoiare chi legge, che si sente poco coinvoltə nelle vicende dei vari personaggi. E non venitemi a dire che non sapete farlo, birbaccione, perché ci sono delle parti nelle quali avete mostrato e non raccontato e sono tra le migliori del romanzo! Serve solo più esercizio: è un tipico errore da esordienti, ma mi aspetto miglioramenti per il futuro.
Un altro errore tipico è la cattiva costruzione dei dialoghi, sui quali devo fare due appunti. Il primo riguarda la loro conclusione: ci sono due personaggi che parlano e di colpo smettono di farlo, dicendo cose come: «Okay, adesso devo andare» et similia. Si tratta di espressioni che qualunque lettorə scafatə legge come le autrici non sapevano come andare avanti e ci hanno piazzato quelle per sbloccare la situazione. Non dite (quasi) mai che un dialogo è finito: mostratelo.
L’altro problema dei dialoghi è la loro verosimiglianza. Sono stata molto contenta di non leggere quelle assurde parole desuete delle quali sono spesso infarciti i fantasy di esordienti, ma i discorsi nei dialoghi sono piuttosto artificiosi e a volte sfociano nel pomposo (tanto che, quando un personaggio rinfaccia al gruppo dei Blazon di perdere tempo a impegnarsi in discorsi profondi, mi sono ritrovata a darle ragione). Non cadete mai nella trappola parola troppo usata = parola troppo banale: quando siete indecise, privilegiate la semplicità.
Un altro elemento di perplessità è stato lo scorrere del tempo: ci sono dei balzi temporali durante in quale ci viene genericamente detto che i Blazon si allenano. Tuttavia, non sappiamo esattamente cosa fanno e questo non contribuisce a farci affezionare ai personaggi o a farci familiarizzare con questo mondo magico. Pare che questi Blazon stiano tutto il tempo a ciondolare in giro e a godersi la natura finché non succede un casino e sono pronti a combattere. Mah…
E nel marasma finale non ho apprezzato il fatto che fosse facilmente intuibile sia l’elemento scatenante sia il piano del nemico e che la protagonista ci arrivi molto dopo chi legge. Mi sarebbe piaciuta una maggiore raffinatezza nella costruzione dello sviluppo degli eventi e un minor ricorso alle spiegazioni a rate senza giusta causa, una prassi che mi sembra un’implicita (e spesso ingiustificata) accusa di stupidità e/o immaturità nei confronti di chi dovrebbe riceverle.
Infine, la Natura con la maiuscola. Nella lingua italiana, si ricorre alla maiuscola quando si vuole evidenziare che quella parola viene usata nella sua accezione generale (la Storia universale vs la storia individuale, per esempio). Quindi affacciarsi alla finestra e ammirare la Natura non ha alcun senso nella nostra lingua, perché si sta guardando uno specifico paesaggio, non la Natura nella sua interezza: è una piccolezza, ma a me dà tanto fastidio. Secondo me, è un uso che fa molto stile primo Novecento ed è inutilmente spocchioso; il mio consiglio è di usarlo con molta parsimonia.