stracchino ha recensito Verity. di Colleen Hoover
Verity, lettura semplice da leggere e divertente (cit.)
2 stelle
Avviso sul contenuto Salve a chiunque approderà qui, questa recensione contiene spoiler! Potete leggere fino al segnale.
"If I didn't have a deadline, I would probably still be writing these books" disse, in un'intervista che si può facilmente trovare sulla versione evil di questo sito, Colleen Hoover. Ed è questo uno dei tanti problemi che credo abbia questa autrice, nonostante questo sia l'unico libro che ho letto – e spero anche l'ultimo – davvero (prima andavo di recensioni, di quelle che ti incollano molti pezzi e frasi descrivendo per filo e per segno in modo divertente che succede) e per conto mio. In un'altra intervista, afferma che i suoi sono libri semplici da leggere e divertenti. Per chi non lo sapesse, è la stessa autrice di It Ends With Us, libro che tratta il tema della violenza domestica prendendo ispirazione dall'esperienza della madre. Non c'è in alcun libro qualcosa di "divertente", men che meno questo, pubblicizzato come un seducente thriller psicologico. Tenetelo a mente mentre spiego brevemente di cosa tratta questa presa in giro – in più di un senso. Verity parla di una scrittrice di thriller famosissima (una specie di Jessica Fletcher, insomma, o forse meglio non bestemmiare), di cui non dico il nome perché tanto è il titolo del libro, la quale, dopo un incidente, rimane in uno stato catatonico ed è incapace di continuare a scrivere. Jeremy, suo marito, decide quindi di andare a scovare una scrittrice che possa sostituirla al compito di finire la serie di romanzi che stava scrivendo: questa persona è Lowen. I due si incontrano a seguito di un incidente mortale per uno sconosciuto – non vi preoccupate, non sarà importante, ma ci torno dopo –, lui la porta nel bagno di un bar per farla cambiare, visto che aveva bisogno di andare a una riunione con la sua casa editrice per… indovinate? Continuare i romanzi della moglie! A seguito della riunione, viene praticamente invitata a vivere a casa della famiglia di Jeremy e Verity, nel Vermont, perché tanto Lowen ha perso da poco la madre, da cui ha ereditato solo debiti, e quindi non avrebbe comunque un posto dove stare. E perché Verity era estremamente disordinata, quindi era zeppo di carte, file e altro nel suo studio, quindi non può portarsi dietro il source material. E scoprirà un manoscritto che narra una storia – la sua storia – con risvolti scabrosi. Questa è la premessa del romanzo. Promette bene, vero? Abbastanza, finché non lo si legge. Le frasi sono scritte in modo a dir poco semplicistico, come immaginavate dalla citazione alla sua intervista, ma in due occasioni assumono toni macchinosi dovuti all'uso di metafore. Offro un esempio: Poi ispeziono i miei capelli, voltandomi a sinistra e a destra, mentre mi guardo allo specchio, ma noto solo un centimetro di radici scure sopra il caramello sbiadito. È la stessa persona che affermava "I could probably spend more time on a sentence and write metaphors and stuff that I don't do. But I don't enjoy reading that, and I write what I like to read"? A volte la grammatica si fa benedire, e sicuramente può essere colpa della traduzione a tratti scadente, come prima di annuire comprensivo. Oppure a un certo punto, Jeremy dice al figlio che conterà fino a tre… salvo poi contare in ordine decrescente da tre in poi. Ho trovato fastidioso il continuo rimando a marche e marchi commerciali, come se Crew non potesse giocare con un tablet perché gli serve per forza l'iPad, o non potessero andare al supermercato invece che da Target – che, fanno notare persone del Vermont, ce n'è solo uno nello Stato, e lontano da dove avvengono le vicende! – o che Jeremy non può usare uno smart watch, ma l'Apple Watch, o inserire un dialogo imbarazzante in cui Lowen chiede al bambino a cosa gioca e si stupisce che non sia GTA o altro e che se è in blocco dello scrittore si guarda HGTV. O che Verity usa Word, che apparentemente è il suo programma preferito, o viene citato Amazon o marche e modelli di auto così per. Nonostante parlino due persone, Lowen che è il nostro narratore e Verity nel manoscritto, sembra scritto tutto da una sola, e trattandosi si due individui, per quanto gli stili siano compatibili a detta di Jeremy, non ha molto senso.
Gli spoiler seri iniziano da qui! Il punto più importante di questa recensione credo sia, però, questo: non è un thriller. Né tanto meno un thriller psicologico. Le motivazioni dei personaggi non esistono, così come non esistono al di fuori della storia: per sapere per quale motivo Verity sia così avversa alla maternità, mi pare palese che il problema possa essere solo che "i bambini poi diventano la preoccupazione principale di Jeremy, io passo in secondo piano". Sicuramente c'è stato un contesto intorno a lei che le ha fatto pensare certe cose. Invece no: l'autobiografia non parte dall'infanzia, ma dal momento in cui incontra Jeremy, trasmettendo così il pericoloso messaggio che una donna non esiste davvero finché non incontra un uomo che diventerà suo marito. Nessuno ha davvero amici, se non Verity, che ha due amiche che compaiono una in una scena al supermercato, l'altra anche nell'epilogo. A parte le bambine, Crew non ha amici, né sembra andare a scuola finché non viene citata a fine romanzo. Gli altri personaggi sono fini a se stessi e a portare avanti la trama: a che serve, vi chiederete, l'uomo ucciso a inizio romanzo? A niente, salvo far raccapricciare all'inizio il lettore, e far incontrare i due protagonisti! Il sonnambulismo di Lowen? Per farsi chiudere dentro da Jeremy e darle un problema che "in realtà dovreste avere paura di me", quando ha attacchi tre volte nel romanzo, e a figlia fatta non se ne preoccupa più! Le scene di sesso sfrenato (giuro, l'autobiografia è 90% pornografia pura, 10% cose disturbanti) di Verity e Jeremy? A farle rifare a Lowen, che prima però, per fare la santarellina, dirà "mi sono stufata del sesso continuo, mi blocca le mie fantasie su Jeremy". E in situazioni igieniche disgustose. La scena delle domande a Crew? Per fargli fare un gesto autolesionistico mai spiegato, che non riporto perché è disgustoso… e tutto questo con Lowen che lo guarda e non fa niente. Mai pensato che un bambino di cinque anni non dovrebbe maneggiare un coltello? E perché c'è del burro di arachidi in casa, mi chiedo, se la prima figlia è morta per la sua allergia ad esse. Nessuno ha traumi in merito seri? Vanno in un supermercato ma perché? Per incontrare Le amiche di Verity che sparlano e poi una di loro la ammazza Jeremy! Scusate per gli spoiler, ma per "presa in giro" intendo anche questo: non è un thriller, perché inserisce sprazzi inquietanti per lo shock value e per aggiungere qualcosina di traumatico in più, sennò la trama dell'essere Cronici (praticamente i vinti verghiani ma, di nuovo, non bestemmiamo) salta. Non è psicologico, perché entra solo superficialmente nella psiche dei personaggi, che a volte risultano davvero delle caricature assurde e che mandano dei messaggi sballati. Jeremy e Verity? Amore, adorazione e dipendenza sdolcinata. Il vestito di Verity di inizio manoscritto? Un vestito rubato da scopata, come lo vogliono gli uomini. Verity e la maternità? Ora che aspetto un bambino non posso credere che una madre possa parlarne così e pensare che sia brutto. Jeremy? Lascia il lavoro per campare coi soldi della moglie con la scusa di pensare ai bambini mentre lei scrive. Crew? Ha sofferto più della maggior parte delle famiglie tutte insieme. Lowen? La gente non ha più empatia, ma ora sono di fonte a uno sconosciuto senza camicia, perché sporca di sangue, con il mio reggiseno meno sexy. Beh, poteva esplodere la mia di testa, pensiamo positivo. In pratica, è un romanzo che non fa altro che esaltare, oltre al sesso come unico motivo per cui uomo e donna possano stare insieme e che sia vero amore (e che "è bravo a letto, come la maggior parte degli stronzi"), le pericolose ideologie delle tradwife, che girano intorno a un marito e padre perfetto, dei prolife, perché non puoi figliare (irresponsabilmente) e non amare i figli, la depressione non esiste finché non riguarda me. La terapia non viene trattata come un mezzo per risolvere i traumi, ma per dimenticarli. Jeremy, dopo la morte delle figlie e l'incidente della moglie, pensa bene che far smettere Crew di andare dallo psicologo sia meglio "perché ho paura che il trauma si solidifichi nel cervello". Ricomincerà, senza mai farci sapere gli esiti e i progressi, solo perché Lowen gli ha detto "nel mio caso ha fatto miracoli". Testuali parole. È una storia che ti dice "hai visto loro? Quelli sono i veri traumi, i tuoi non valgono nulla in confronto ai loro". E sono usati come giustificativo per due omicidi, che potevano essere tranquillamente evitati se Jeremy fosse stato seriamente l'uomo perfetto e paziente che ci viene detto che sia. Ovviamente, lo show don't tell è inesistente, le descrizioni di tensione sono strutturate tutte allo stesso modo (minimo movimento - imprecazione di Lowen - descrizione a posteriori di ciò che è successo)… e non trasmettono tensione. Anche l'as you in know, Bob, è molto usato, facendo passare il lettore per stupido e ripetendo interi passaggi anche a distanza di poche righe (esempio: a fine capitolo quattro, prima del manoscritto, Lowen dice che non vorrebbe leggere l'autobiografia perché pensa che sia come star frugando nella sua biancheria intima. Ecco, il capitolo quinto si apre allo stesso identico modo). Altro problema, prima di muovermi nella direzione dei personaggi: l'editing inesistente. La Hoover ha detto che questo libro lo ha consegnato a quatto giorni dalla scadenza. Si sente tutto, è pieno di buchi di trama. Lowen dice di avere trentadue anni? Al suo compleanno ne compirà trentadue. Viene ripetuto più di una volta lo stesso concetto, come già detto, e anche più volte. C'è anche dell'infodump inutile, in particolare la spiegazione di cos'è l'acqua salmastra, ma, soprattutto, di cosa sia una psicopatica. E non sto scherzando quando dico che stavo cercando per sicurezza su Wikipedia e sono uscite le stesse parole che ha usato lei nel libro. E poi mi spiegherete perché una persona povera, che campa di scrittura anche se non così tanto, non si trova altri lavori, non si cucina da sola, e, soprattutto, per quale esatto motivo abbia delle flûte e lo champagne. Neanche il fatto che lei prenda Xanax è ben caratterizzato, perché beve margarita senza problemi (e i problemi ci sono se si mischiano le due cose).
Ora: quel disastro che sono i personaggi. Lowen è una protagonista irritante e altezzosa, con evidenti manie e palese sindrome della crocerossina. È quella con cui non ho mai empatizzato per ovvie ragioni, tutto ciò che dice deve essere automaticamente giusto e sacrosanto, tutto ciò che fa ha un senso (no.). E, come nelle fanfiction di Wattpad scadenti, a fine romanzo preparatevi che c'è la coscienza con cui parla in tre occasioni, con lo stesso stratagemma narrativo. Apparentemente l'unico esemplare di essere umano che ha la pelle d'oca su entrambe le braccia (c'è scritto davvero), rimpiange i suoi ex, uno più tossico dell'altro… per poi mettersi con un perfetto mix dei due. "Quando sono giù mi ricordo che sono stata con Amos", un tizio con il fetish per i soffocamenti, ma a fine romanzo cos'è che fa Jeremy? La stessa identica cosa! Si ricorda di Amos? Ovviamente no! E anzi, potreste avere pietà per lei alla fine, perché poverina, è figlia del patriarcato e odia tutti i millennial che non sono mamme pancyne come lei, ma non riesce ad arrivarci che "potrebbe uccidermi da un momento all'altro" quando ti sta soffocando col suo coso e con i bambini in casa. Gli altri sono gli irresponsabili, ma il sesso sia mai che lo fanno protetto (lei e Verity). Se vedo un bambino che si mette un coltello in bocca lo guardo mentre si fa del male. Parlo di empatia ma faccio domande importune agli sconosciuti. Sono una scrittrice di thriller, ma non so se suggerendo al mio amante come uccidere la moglie divento sua complice. Le piace essere il forno personale di Jeremy. Ma odia Crew dal primo secondo, in cui gli dà dello stronzo. A un bambino di cinque anni. E ovviamente gli altri sono psicopatici, ma lei che si mette in competizione con una donna morta è assolutamente normale. "Da qualunque lato la si guardi, è chiaro che Verity fosse una maestra della manipolazione", disse quella che si è fatta intortare dal marito. Jeremy è solo l'arnese con cui lo fa, il padre disattento e irresponsabile e il marito tossico e manipolatore. A mio avviso, è lui il peggiore, perché è tanto paziente da ammazzare non una, ma due persone. Da picchiare la moglie e fingere l'incidente sul manoscritto. Da leggere i libri di certe autrici e decidere di provarci (e sicuramente lo rifarebbe con altre dopo Lowen, io ci scommetto). Tutto ciò che fa viene scusato in nome dei traumi che ha. E che la guarda con "sguardi carichi di empatia", qualunque cosa significhi (è un modo di dire usato tipo tre volte e che me le ha fatte girare parecchio). Lui ha chiesto i bambini, facendolo senza preservativo, senza chiedere a Verity se volesse davvero diventare madre e dandolo per scontato, dicendo che le "nostre decisioni le prendo io", fregandosene che la moglie ha provato più volte a farsi venire un aborto spontaneo, che non voleva leggesse il suo primo romanzo, ma si è chiuso in bagno per leggerlo; sapendo che si era autoinfilata in casa sua, e che la relazione era di solo sesso, ha continuato, chiedendole il matrimonio; l'ha baciata e toccata e altro in momenti in cui lei non poteva dargli il consenso (=mentre dorme) e appena visto che lei guadagnava più di lui s'è licenziato, vivendo da parassita. Verity sicuramente non è normale, specialmente con il racconto della lettera (a cui personalmente credo leggermente di più, anche se entrambe le cose hanno buchi di trama grandi come una casa) e del fatto che il manoscritto fosse un esercizio di scrittura. A cui non ha cambiato mezzo nome né ha scritto che lo fosse. E poi ti chiedi perché uno vorrebbe ammazzarti, se affermi a distanza di poco tempo, di aver fatto fuori la figlia. Un'altra genitrice irresponsabile, che si è fatta la villa sul lago e non insegna ai figli come nuotare e li porta in canoa senza salvagente. La scrittrice brillante che dice a Jeremy di esserlo alla riunione, ma a Lowen lui dice che non era una scrittrice quando l'ha conosciuta e che "tutto il mondo era il suo blocco di appunti". Ci fosse un pezzo, una riga, sul manoscritto in cui fa qualcosa del genere. Invece no, il massimo che sappiamo è che scriveva. Il fatto che stesse fingendo era palese, anche se poco realistico, e il climax per arrivare alla rivelazione inesistente. E non fatemi dire nulla sulla scelta del nome di Crew. Fine spoiler!
Non mi pronuncio sul resto, perché forse sono stato anche fin troppo dettagliato, ma sono tutti bidimensionali. Tutti.
"La velocità nel mondo dell'editoria va di pari passo con la scarsa qualità"… parole di Lowen, quasi le uniche che sottoscrivo e adatto ai libri di questa autrice, che in quattordici anni ne ha sfornati circa ventiquattro di libri. Ascoltate a zio e non compratelo, se proprio volete leggerlo. In attesa del film che uscirà a breve e per cui mi hanno costretto a leggerlo. Proprio perfetto per il periodo storico in cui stiamo vivendo e i valori che si porta con sé. È un libro che ha bisogno di essere riscritto daccapo o, se proprio le piace così, sistemato in una nuova edizione priva di buchi di trama – e no, gli extra non li ho letti e non ne ho intenzione. Love & Peace.