g_ailu ha recensito La buona educazione degli oppressi di Wolf Bukowski
Review of 'La buona educazione degli oppressi' on 'Goodreads'
5 stelle
Il libro ripercorre il processo di formulazione del concetto di decoro e la sua introduzione nel dibattito politico come criterio di valutazione della pericolosità di alcune condotte e/o categorie di persone fatte oggetto di repressione dalle amministrazioni delle nostre città in ottemperanza a politiche securitarie che, a ben guardare, poco hanno a che fare con l'effettiva sicurezza e molto invece con un processo di marginalizzazione di coloro considerati indesiderati ed indesiderabili.
Ciò che conta non è l'effettiva realtà, ma la sola percezione di quelle classi di cittadini che abbracciano in toto il paradigma capitalista e borghese. La paura e il senso di sospetto verso categorie di persone che sfidano quel medesimo paradigma sono sufficienti a giustificarne l'etichettatura "permale". Automaticamente diventano una minaccia per l'ordine costituito, per lo status di quelli che invece sono "perbene" ed in ultima analisi per la proprietà, da difendere strenuamente come segno del proprio valore personale. …
Il libro ripercorre il processo di formulazione del concetto di decoro e la sua introduzione nel dibattito politico come criterio di valutazione della pericolosità di alcune condotte e/o categorie di persone fatte oggetto di repressione dalle amministrazioni delle nostre città in ottemperanza a politiche securitarie che, a ben guardare, poco hanno a che fare con l'effettiva sicurezza e molto invece con un processo di marginalizzazione di coloro considerati indesiderati ed indesiderabili.
Ciò che conta non è l'effettiva realtà, ma la sola percezione di quelle classi di cittadini che abbracciano in toto il paradigma capitalista e borghese. La paura e il senso di sospetto verso categorie di persone che sfidano quel medesimo paradigma sono sufficienti a giustificarne l'etichettatura "permale". Automaticamente diventano una minaccia per l'ordine costituito, per lo status di quelli che invece sono "perbene" ed in ultima analisi per la proprietà, da difendere strenuamente come segno del proprio valore personale.
Viene così a redigersi una sorta di gerarchia sociale che distingue da un lato coloro che sono consumatori ideali, unici autenticamente umani e dunque meritevoli di tutela (stante la loro rilevanza in termini elettorali), mentre dall'altro vi è il gruppo dei diseredati, di coloro che, in virtù della loro ridotta capacità economica, vengono derubricati a non-persone, disprezzabili, la cui umanità è misurata in base al plafond delle loro carte di credito; categorie tendenzialmente da reprimere, rimuovere o quantomeno nascondere.
La legittimità delle politiche repressive affonda dunque le proprie radici sul germe del sospetto, che il contesto economico e culturale in cui viviamo ci inculca propinandoci una narrazione quotidiana che pesca a piene mani in pregiudizi e stereotipi senza tentare di sfatarli, ma anzi rinvigorendoli con una certa dose di criminalizzazione, estesa anche a condotte di per sé non così rilevanti o pericolose.
In un certo senso viene riproposta quella argomentazione borghese che, in pieno stile Hobbesiano, legittima una stretta autoritaria come ultimo baluardo della tutela della proprietà. Solo così viene appagato il senso di sicurezza e dunque sopita quell'angoscia per il futuro di stampo marcatamente possessivo-individualista. Viene invocato l'intervento di un Leviatano che, con la spada e dietro all'egida del decoro, riporti l'ordine scagliandosi su coloro che non si adattano al sistema economico e culturale egemone. Ora novelli attentatori alla pace ed alla convivenza, non sono più esseri umani, non più portatori di diritti, interessi ed esigenze altrettanto degni di essere ascoltati. Se le istanze di queste categorie fossero infatti prese seriamente in considerazione si solleverebbero dubbi sull'equità dell'ordine costituito ed inevitabilmente se ne concluderebbe la necessità di interventi di welfare. Quelli sì davvero necessari ed utili, ma chiaramente scarsamente convenienti dal punto di vista economico e di conseguenza propagandistico.
L'argomentazione procede fluida intrecciando storia, teorie sociologiche, metafore esplicative ed elementi di cronaca più o meno contemporanea di alcune amministrazioni italiane e non solo. Solido, esaustivo e ben scritto.